Trattamento del carcinoma della colecisti
Introduzione e generalità
Staging
Indicazioni chirurgiche e note tecnica
Trattamento VL
Algoritmo decisionale

 

L'inquadramento diagnostico/terapeutico del trattamento delle neoplasie delle colecisti è stato modificato radicalmente con l'avvento generalizzato della colecistectomia per via videolaproscopica. Per questo motivo abbiamo voluto riassumere le ultime indicazioni in tema di diagnosi e terapia in questa pagina.
 

Introduzione e generalità

Sono colpite preferenzialmente le donne (78% donne) dopo la 5a - 6a decade (76% oltre i 60 anni). La malattia è gravata da una prognosi molto severa con una sopravvivenza a 5 anni variabile tra il 5 e il 15% mentre, se è possibile praticare un trattamento chirurgico radicale, la sopravvivenza sale al 26%. Considerando però che la diagnosi è ritardata in oltre il 75% dei casi, a causa della scarsa sintomatologia che la malattia manifesta, è quasi sempre molto avanzata e non è passibile di un trattamento di tipo radicale. Bisogna inoltre considerare la morbilità e la mortalità di un intervento complesso come quello richiesto per il trattamento radicale: la mortalità si attesta intorno al 15% nei pazienti sotto i 70 anni di età per salire al 27% oltre questo limite.

 
 

Staging

Circa il 98% delle neoplasie della colecisti sono rappresentate dai carcinomi e gli adenocarcinomi ammontano all'84%. La classificazione TNM attualmente in uso è riportata nella pagina TNM.
La metastatizzazione delle neoplasie della colecisti avviene fondamentalmente secondo tre vie:
via di propagazione
sede della lesione
per contiguità agli organi vicini
stomaco, duodeno, colon, parete addominale, pancreas, via biliare, fegato
per via venosa 
verso il circolo sistemico
verso il sistema venoso portale
per via linfatica e nervosa
verso il peduncolo epatico

La disseminazione linfatica avviene a partire dai linfonodi circostanti il dotto cistico e il coledoco e raggiunge i linfonodi para-aortici. Comunque sono descritti anatomicamente collettori che partendo dalla colecisti raggiungono direttamente il fegato nei segmenti 4°, 5° e talvolta 6°.

La via linfatica sembra essere interessata in una fase abbastanza precoce e precedente all'interessamento epatico. E' stata descritta una correlazione abbastanza stretta tra lo stadio locale della neoplasia e l'interessamento linfonodale:
stadio della malattia
interessamento linfonodale %
pT1
0%
pT2
61%
 pT3-4
81%
La metastatizzazione al fegato avviene secondo le seguenti vie:
via di propagazione
motivazione anatomica
per contiguità al parenchima epatico
manca un rivestimento sieroso
attraverso i dotti biliari
diverticolo di Luschka
dotti aberranti tra colecisti e fegato
per via venosa seguendo:
plessi venosi pericoledocici
plesso venoso cistico

Indicazioni chirurgiche e note tecnica

La terapia del carcinoma della colecisti è legato all'età del paziente e alle condizioni generali oltre che allo stadio della malattia.
Come sempre viene distinto un intervento sul tumore primitivo e una linfoadenectomia complementare con finalità:
livello terapia
finalità
R0
senza malattia residua
R1
con malattia residua microscopica
R2
con malattia residua macroscopica

La colecistectomia semplice

Viene condotta con tecnica sovrapponibile a quella praticata per la litiasi. In caso di neoplasia della colecisti, sembra più opportuno orientarsi, se le condizioni del malato lo consentono, verso una tecnica più radicale.
La colecistectomia allargata al parenchima epatico:
con resezione atipica: è stata descritta da Glenn. Si tratta di una colecistectomia con asportazione completa del dotto mcistico e di una resezione atipica del tessuto epatico adiacente al letto colecistico per una profondità di circa 2 o 3 cm. I segmenti epatici interessati da questa resezione parziale sono il 4° e il 5°. Per una descrizione dell'anatomia segmentaria del fegato vai alla pagina anatomia fegato.
con resezione epatica tipica cuneiforme: prevede la resezione regolata dei segmenti 5° e 4°b (cioè della porzione anteriore del 4°).
I tempi operatori fondamentali sono i seguenti:
- sezione del legamento rotondo, identificazione degli elementi all'ilo e sezione del parenchima e degli elementi vascolari e biliari lungo un piano che va dal solco della vena cava al margine libero (sezione della faccia mediale del segmento 4°b);
- sezione del parenchima e degli elementi vascolari e biliari lungo un piano che va dal solco della vena cava al margine libero (sezione della faccia laterale del segmento 5°);
- sezione posteriore con con legatura dei rami della vena sovraepatica media.
con resezione epatica tipica plurisegmentaria (trisegmentectomie): si tratta di varianti dell'intervento precedente che prevedono la resezione della totalità del segmento 4° e dei segmenti 5° e 8°. Un altro intervento di trisegmentectomia è stato proposto da Couinaud nel 1957: prevede la resezione dei segmenti 4°b, 5° e 6° in quanto il segmento 6° sembra drenare il sangue venoso refluo proveniente dalla colecisti.
con resezione epatica tipica plurisegmentaria (totalità del segmento 4°): nel 1955 Pack aveva descritto la possibilità di estendere la resezione alla totalità del 4° segmento oltre che al 5°, 6°, 7° e 8°. In pratica si tratta di una epatectomia destra allargata che è possibile solo quando il lobo sinistro ha un volume residuo sufficiente a garantire la sopravvivenza del malato (circa 15-20%).
con resezione epatica tipica plurisegmentaria (bi- o tri-segmentectomia) con resezione di organi limitrofi: si tratta di interventi che associano alla segmentectomia epatica la resezione degli organi adiacenti infiltrati dalla malattia (stomaco, doudeno-pancreas, colon). Si tratta dunque di dover associare alla resezione epatica una gastrectomia, una cefalo-duodeno-pancreatectomia o una emicolectomia. L'obiettivo è quello di ottenere l'asportazione di tutta la malattia macro- e micro-scopica.

interventi paliativi: sono caduti in disuso da quando si sono diffuse le metodiche intervenzionistiche radiologiche e/o endoscopiche che hanno l'obiettivo di drenare l'albero biliare nel tubo digerente. Queste metodiche sono indicate nel caso di una malattia diffusa oltre i limiti della resecabilità o nei pazienti ad alto rischio chirurgico. Le anastomosi bilioenteriche chirurgiche hanno un ruolo limitato a quei casi in cui le metodiche intervenzionistiche hanno fallito e solo se esiste la possibilità di drenare almeno il 30% del parenchima epatico.
 

La linfoadenectomia

E' usuale iniziare con la linfoadenectomia N1 con scheletrizzazione della vena porta, dell'arteria epatica e dell'epatocoledoco. In questo modo viene asportato il tessuto celluloadiposo del legamento epatoduodenale. La linfoadenectomia procede dunque in direzione N2 con scollamento della flessura epatica e del pancreas, mediante la manovra di Kocher, fino ad accedere alla vena cava e all'aorta con le stazioni satelliti. Vengono campionati i linfonodi pericoledocici, para-aortici, mesenterici, celiaci e  retro-duodeno-pancreatici.

 
 

Trattamento VL

La colecistectomia per via laparoscopica ha rivoluzionato il trattamento della litiasi della colecisti. Attualmente la diagnostica per immagini preoperatoria comprende l'esecuzione di una ecografia; pertanto il reperto casuale di una neoplasia della colecisti durante interventi di VLC è diventata una evenienza frequente che oscilla tra lo 0,34% e lo 0,6%. Ampie casistiche hanno segnalato che il trattamento di una neoplasia della colecisti per via VL è ad alto rischio di disseminazione della malattia neoplastica; tale rischio è stato dimostrato essere superiore al rischio di disseminazione di un intervento condotto per via laparotomica.
Il rischio di disseminare la malattia lungo il tragitto dei trocar è stato descritto per tutte le neoplasie, ma il maggior numero di segnalazioni riguarda proprio la VLC. Il rischio aumenta largamente (40% vs 9%) nel caso in cui la colecisti venga accidentalmente aperta nel corso dell'intervento mentre non sembra essere correlata allo stadio locale. Tali dati vanno ben meditati quando ci si trova davanti a una neoplasia allo stadio Tis o T1 che è trattabile con un discreto margine di successo se l'intervento viene praticato a cielo aperto.
I motivi del comportamento biologico della malattia dopo un intervento in VL non sono chiari: si suppone che la CO2 usata per il pneumoperitoneo possa avere un effetto favorente la disseminazione, ma sono stati invocati anche altri meccanismi (chimney effect, etc.) che comunque non sono stati dimostrati.
Con queste premesse alcuni accorgimenti, da applicare sempre, possono essere utili per limitare i danni nel caso in cui la neoplasia non sia stata individuata nemmeno nel corso della VLC:
estrarre la colecisti con un endobag per non contaminare i visceri e la parete
non aprire mai la colecisti
drenare la CO2 dai port per evitare un contatto delle cellule in sospensione nel gas e i visceri 
 
Una questione controversa è quella di cosa fare quando, in corso di una VLC, si incontra una neoplasia della colecisti che non era stata diagnositicata nello studio preoperatorio. Le linee guida attuali consigliano di:
convertire l'intervento a cielo aperto
asportare il tessuto attorno al punto di passaggio dei trocar ad almeno 1 cm di distanza (vanno rimossi tutti gli stati, cioè: peritoneo, muscolo e stati fasciali, sottocute e cute)
emostasi accurata del peritoneo per evitare l'impianto sulle zone cruentate
procedere all'intervento radicale 
 
Nel caso in cui la diagnosi di neoplasia giunga dopo la VLC nel corso del post-operatorio le linee guida consigliano di:
procedere all'intervento radicale 
asportare il tessuto attorno al punto di passaggio dei trocar ad almeno 1 cm di distanza (vanno rimossi tutti gli stati, cioè: peritoneo, muscolo e stati fasciali, sottocute e cute). E' stata proposta la radioterapia dei tramiti dei port o la foto-coagulazione con laser, ma l'efficacia è tutta da dimostrare 
 
Algoritmo decisionale
Di seguito si riportano tre diagrammi di flusso che riassumono le indicazioni terapeutiche in caso di diagnosi di neoplasia della colecisti pre- intra- e post-operatoria.
 
 
La seguente tabella riassume i principali indizi per una diagnosi pre-operatoria di neoplasia della colecisti:
linee guida di comportamento pre- e intra-operatorio
ricercare le neoplasie nel preoperatorio ed escludere tutti i casi dubbi 
 
lesioni precancerose
polipi sessili  - rischio di neoplasia del 1,7% 
se il polipo ha più di 15 mm il rischio di trovare un carcinoma è del 45%
litiasi di diametro superiore ai 2 cm 
oltre i 3 cm il rischio di trovare una neoplasia è del 10%
le calcificazioni diffuse (colecisti a porcellana) sono associate a un carcinoma nel 10-25% dei casi 
ricercare le neoplasie durante l'intervento e convertire i casi dubbi
richiedere l'esame intraoparatorio al congelatore specie se la colecisti è stata aperta 
solo una neoplasia del fondo di dimensioni subcentimetriche  non richiede un trattamento resettivo epatico 
anatomia fegato alla pagina sull'anatomia segmentaria del fegato
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